Alla ricerca del Medioevo – di Jacques Le Goff e Jean-Maurice de Montremy

Un lungo “dialogo platonico” in cui Le Goff ripercorre il passato del’Europa… e il proprio, di studioso e storico.

Alla ricerca del Medioevo – di Jacques Le Goff e Jean-Maurice de Montremy, trad. Amedeo de Vicentiis, Laterza 2003

SINOSSI (dal risvolto di copertina)

Il Medioevo raccontato come una straordinaria avventura intellettuale, con una passione che ha conservato nel corso di una vita di studi tutto il suo fascino. Oggi Le Goff ci offre una sintesi del suo lavoro e della sua lunga frequentazione di un capitale millenario. Questo libro, affabile e pieno di forza, disegna un Medioevo ignorato, niente affatto oscurantista, impregnato dalle paure dei millenarismi e tuttavia largamente sostenuto dalla speranza e dimostra che l’umanesimo non ha aspettato il Rinascimento per apparire. E che l’Europa del futuro non si può inventare dimenticando il passato.

LA MIA RECENSIONE

Questo saggio, strutturato come una serie di lunghe risposte a brevi domande (il motivo per cui l’ho definito “dialogo platonico”), è a metà tra l’intervista e la lezione, ed è gradevole e interessante da leggere: meno impegnativo dei densi tomi ai quali Le Goff ci ha abituati, perché inframmezzato dalle domande spesso brillanti di de Montremy, e anche da digressioni e considerazioni dello stesso Le Goff.

I colloqui da cui questo libro trae origine si sono tenuti con cadenza quindicinale dal 21 febbraio al 24 luglio 2002. Jacques Le Goff ha riveduto, arricchito e sviluppato il testo durante i mesi di agosto e settembre. Le domande, il più delle volte ridotte al minimo, sono state conservate per mantenere – nella logica peculiare di un testo scritto – il ritmo e l’ampio respiro che fanno di Jacques Le Goff un degno erede dei maestri medievali, sempre attenti a catturare l’attenzione del loro pubblico.

Dalla nota finale della Prefazione di Jean-Maurice de Montremy
Jean-Maurice de Montremy, giornalista e scrittore, nel 1998. (Photo by Louis MONIER/Gamma-Rapho via Getty Images)

Insieme al luminoso e lunghissimo Medioevo, del quale Le Goff analizza più spesso il periodo dei secoli dopo il Mille, abbiamo anche un altro secolo: il Ventesimo, con i ricordi dello studioso che rievoca i suoi studi, la tesi e i lavori mai pubblicati, l’avventurosa trasferta a Praga, l’inizio degli Annales, l’impostazione degli storici del suo periodo e il lavoro fatto per una nuova ricostruzione del passato, magari dagli stessi documenti, ma con occhi e domande diverse.

La “linea narrativa” dei ricordi di lavoro (mi perdonerete la distorsione professionale, che mi porta anche di fronte a un saggio a ragionare da editor di fiction; ma il discorso in questo caso non è tecnicamente troppo diverso) è avvincente quanto quella che riguarda l’oggetto degli studi dello storico, e ce lo mostra in una luce nuova, non del tutto inaspettata.

Le Goff è pienamente consapevole di aver “fatto storia” in tutti i sensi. Rivendica l’importanza dei suoi contributi, e oltre a ricordare amati maestri e riconoscere i contributi di molti colleghi e colleghe, non si ammanta di falsa modestia e dà anche a sé stesso la giusta importanza. Un atteggiamento, come appena detto, non inaspettato, e che da parte mia trovo onesto, e apprezzo.

La struttura dialogica permette inoltre di affrontare argomenti magari già conosciuti a chi legge di Medioevo, ma con un taglio diverso, meno scolastico e più trasversale, che collega argomenti, spazia tra periodi e paesi (compresi quelli del passato di Le Goff, appunto) e insomma è meno “paludato” di come sarebbe un normale saggio di un grande storico.

Il tono infatti è più disteso: Le Goff può lasciarsi andare a considerazioni anche profonde, senza necessariamente dover rimandare a note, fatti e documenti, come dovrebbe essere per un testo più impostato. Eppure, il rigore dello studioso è sempre percettibile e nemmeno per un attimo dubitiamo di ciò che leggiamo – come spesso succede in saggi che mi capita di leggere, che sotto la dialettica anche abile mascherano la parzialità di un’interpretazione personale che forza le cose… quando manca la nota, e lo studioso si lancia in valutazioni senza riferirsi in modo chiaro a dati di fatto, è facile insospettirsi, e la fiducia si incrina.

In questo caso dubitare è difficile, quasi controproducente. Non (solo) perché parliamo di un’autorità indiscussa, non certo del primo Arrigo Petacco che passa. Ma anche e soprattutto perché una stringente logica non abbandona mai il racconto di Le Goff, ogni argomentazione produce necessariamente il suo seguito, ogni affermazione scaturisce da quella che la precede, e insomma la lucida dialettica non lascia spazio a dubbi, e ci conduce nel vivo dell’argomento in modo naturale, quasi disinvolto.

Impossibile non ripensare dunque alle parole di de Montremy: forse questa abilità argomentativa è davvero il corrispettivo dell’ars praedicandi che nel Medioevo era studiata, coltivata, apprezzata, praticata con inflessibili accuratezza e forza, originando dibattiti coltissimi… che oggi possiamo solo immaginare, non senza un certo incantato rammarico.

Il magister Jacques Le Goff in una rarissima immagine senza pipa

Per entrare nel merito del saggio, che tocca temi importanti e insieme “esemplari” della retrospettiva medievista, ecco qui l’indice del testo. In maiuscolo i titoli dei capitoli, dove ci si sofferma sull’argomento generale, prima di passare a paragrafi più specifici a tema.

PREFAZIONE
Medioevo oscuro, Medioevo chiaro: luoghi comuni
Una rivoluzione: il libro. Un problema: le fonti
UN LUNGO MEDIOEVO
Il concetto di «Rinascimento»
Un millennio e i suoi periodi
1215: IV Concilio Lateranense, un passaggio decisivo
MERCANTI, BANCHIERI E INTELLETTUALI
L’invenzione dell’economia
Un altro spazio: il pensiero
Francesco d’Assisi. Mendicanti nella città
UNA CIVILTÀ PRENDE CORPO
La discesa del Cielo sulla Terra
Inferno, purgatorio, paradiso
Europa o Occidente?
La feudalità
Il prestigio del diritto
COSÌ IN TERRA COME IN CIELO
L’umanesimo medievale
Eretici, ebrei, esclusi…
Angeli e demoni
Quando Maria protegge. La «buona morte»
EPILOGO

Ho trovato diverse citazioni dal testo, qui: “Alla ricerca del Medioevo” su TecaLibri.
Anche solo leggendo questi passi, ci si può fare l’idea del tono del libro e del modo in cui sono trattati temi “tradizionali” come la città e il mercante, l’umanesimo medievale e così via.

Questo saggio è dunque indicato per diversi tipi di pubblico.
Chi non conosce il Medioevo vi troverà una conversazione interessante, ben più che introduttiva.
E chi ha già studiato qualcosa in merito, anche di più specializzato, anche di Le Goff stesso, troverà una bella panoramica di argomenti trattati in modo più colloquiale; insieme a un “autoritratto del maestro da giovane”, che ci racconta anche del lavoro dello storico, e di come si rende “nuova” una “vecchia” epoca, rinnovando i metodi di indagine e lo sguardo con cui la si conduce.

L’osservatore, insomma, è parte dell’esperimento e va incluso nelle variabili del fenomeno osservato: è il principio di indeterminazione di Heisenberg, uno dei più importanti fisici del secolo scorso, e figlio, guarda un po’, di un docente universitario di filologia medievale.

Chiuderei con una citazione dalla prefazione, di de Montremy, che ho trovato suggestiva e applicabile anche a questi nostri giorni di nuove (nuove?) “grandi paure”.

Questi uomini, queste donne, pensavano che il mondo fosse al capolinea, l’umanità logora, declinante. Tuttavia non hanno smesso di inventare, migliorare, perfezionare. Questi uomini, queste donne, immaginavano un universo chiuso, valori solidamente incarnati nei luoghi e negli oggetti. Tuttavia andarono in pellegrinaggio berso un altro mondo, aspettando altri spazi, sperando altri tempi. Hanno creato il nuovo, nonostante il principio stesso di “novità” sembrasse loro detestabile. E ci si può domandare se la nostra pretesa di essere sempre più “nuovi” non tradisca, al contrario, immobilismo e pesantezza. Così proiettiamo nel Medioevo le nostre ombre, senza scorgere le sue luci.
Rivisitare la civiltà medievale con Jacques Le Goff significa scoprire la dinamicità e l’ottimismo ragionevole dei nostri predecessori. Senza per questo idealizzarli. In questo inizio di XXI secolo, spesso in balia di “grandi paure”, questo incontro rinnovato può arrecare belle sorprese.

Dalla Prefazione di Jean-Maurice de Montremy

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